Esordio dell’OCD e tempi di cura

Esordio dell’OCD e tempi di cura2018-07-27T22:13:21+00:00

Sebbene la sindrome da OCD possa iniziare in qualunque momento, dall’età scolastica fino a quella adulta, normalmente entro i 40 anni, le statistiche dicono che un terzo delle persone riferiscono di un esordio in età infantile. Sfortunatamente in Italia, spesso non viene riconosciuta ed è quindi difficile stabilire se l’inizio è avvenuto davvero quando la memoria della persona con OCD riesce a ricordare il tempo dei primi sintomi, oppure prima. Negli USA, dove pure l’ OCD è noto da tempo dalla comunità scientifica, si è calcolato (fonte USA-OCD Foundation) che le persone affette vedono almeno 3 o 4 dottori e perdono circa 9 anni con inutili trattamenti prima di ricevere la corretta diagnosi e pare che ci vogliano circa 17 anni di tentativi primi di ricevere i trattamenti più appropriati. In Italia l’ OCD tende ad essere sottodiagnosticato e sottovalutato per diverse ragioni. Le persone con OCD possono secretare i loro sintomi per trascuratezza, per vergogna o perché non li ritengono così importanti Altre persone possono non disporre di mezzi economici per dei consulti specialistici o possono credere che il tipo di problema non giustifichi il consulto precoce di uno specialista. Molti operatori sociali e sanitari non hanno familiarità con il disturbo e sono magari più orientati ad usare categorie interpretative più suggestive e misteriose, piuttosto che puntare alla diagnosi di una “volgare” sindrome neurologica.

I tempi medi per una esatta diagnosi ed il lungo percorso prima di arrivare ad un appropriato trattamento sono una vera sfortuna per la persona con OCD e/o Tourette, in quanto una diagnosi precoce può aiutare le persone a prevenire le sofferenze associate e diminuire i rischi di sviluppo di altre problematiche, quali la depressione, gli insuccessi scolastici e le difficoltà di lavoro.

Il trattamento dell’OCD

Trattamenti della fase acuta: mirano a fermare il flusso e l’irruenza dell’OCD e sono caratterizzati dalla prevalenza dello strumento farmacologico.

Trattamenti di mantenimento: sono mirati a prevenire altre manifestazioni acute ed a fornire delle possibilità alternative capaci di rendere la vita più apprezzabile. Sono caratterizzati da una prevalenza di trattamento psico-terapico ed educativo ad indirizzo cognitivo-comportamentale.

Il trattamento cognitivo-comportamentale è quello da scegliere per bambini, adolescenti ed adulti con OCD. E’ l’unico che offre alle persone la possibilità di interiorizzare strategie per resistere all’OCD, con benefici per l’intero arco di vita.

Le cure farmacologiche

Le ricerche hanno chiaramente evidenziato che i farmaci bloccanti gli inibitori della serotonina sono l’unico trattamento efficace per l’OCD, essi si basano sui seguenti principi attivi:

  • CLOMIPRAMINE
  • FLUOXETINE
  • FLUVOXAMINE
  • SETRALINE
  • CITALOPRAM

Tutte le cure farmacologiche devono essere prescritte ed attebntamente seguite da un medico esperto nella sindrome, il dosaggio e la scelta dei farmaci più adeguati ad ogni singolo paziente sono il risultato di un percorso di prove che deve essere monitorato. E’ improbabile che una cura si riveli efficace immediatamente senza questo percorso, per questo motivo le persone non devono scoraggiarsi al primo insuccesso o pensare all’inutilità delle cure farmacologiche. E’ utile farsi aiutare nel monitoraggio da familiari o operatori sociali per la verifica degli effetti dei farmaci, sia sul piano fisico, che su quello del comportamento e dei pensieri. Prima, durante e dopo l’utilizzo dei farmaci è necessaria una serie di test e controlli dello stato di salute generale del paziente.

La componente cognitiva

Si basa sulle rappresentazioni mentali del soggetto in trattamento, questa pratica è spesso aggiunta al trattamento comportamentale vero e proprio. Serve a ridurre i pensieri catastrofici ed il senso esagerato di responsabilità spesso presente nelle persone con OCD. In Italia da qualche anno si ha la possibilità di usufruire dei testi editi dall’Istituto per la Terapia Razionale Emotiva (RET) di Verona e di altri sull’ Educazione Razionale-Emotiva, i quali si sono efficacemente aggiunti alle pubblicazioni di Bandura sul senso di autoefficacia. La terapia cognitiva si basa sulla capacità di metacognizione da una parte (pensare a come si pensa) e dall’altra sulla rappresentazione che il soggetto ha di se stesso e dell’efficacia del suo impegno. La RET punta, attraverso precise strategie, non tanto alla soppressione, quanto piuttosto alla razionalizzazione e quindi riconduzione a livello di accettabilità degli effetti effetti irrazionali mossi dalle emozioni.

La componente cognitiva opera una profonda ristrutturazione delle idee in una direzione più adattiva e risulta molto efficace nella prevenzione e riduzione delle problematiche depressive.

Le persone hanno diverse reazioni alla psicoterapia, esattamente come ai farmaci, La terapia comportamentale è relativamente senza effetti collaterali, ma molti pazienti percepiranno diverse ansietà durante il trattamento. Questo può essere individuale (1:1 paziente/terapeuta) o di gruppo (con altre persone) e/o familiare. Un terapeuta può segnalare l’opportunità di intercalare cura farmacologica e terapia cognitivo-comportamentale, così come di far sostenere la cura con interventi domiciliari degli operatori sociali, in particolare Educatori formati all’approccio cognitivo-comportamentale. Gruppi gestiti da Educatori possono altresì essere molto d’aiuto nel fronteggiamento di questa sindrome.

La componente comportamentale

Il trattamento comportamentale innanzitutto si prefigge di aiutare le persone ad apprendere a cambiare i loro pensieri e sentimenti partendo dalla modifica dei loro comportamenti, per l’OCD si basa su due passaggi:

1. ESPOSIZIONE

Ad esempio le persone con ossessione a proposito di germi, vengono esposte ad un infinitesimale rischio di contatto reale con germi Assuefatte e convinte dell’assenza di rischi e rese a-sintomatiche a quel livello, allora il contatto e le esposizioni vengono gradualmente innalzate tappa per tappa con le stesse modalità, fintanto che l’ansia non viene completamente estinta o posta sotto controllo.

2. RINFORZO DELLA PREVENZIONE DEL RITUALE

Nonostante l’esposizione possa essere di per sé un valido aiuto, essa ha bisogno di essere liberata dalle risposte compulsive rituali che il soggetto ha organizzato per trovare sollievo dall’ossessione. Va allora introdotto il bloccaggio della compulsione attraverso l’astensione o, se questa è davvero difficile, attraverso l’introduzione di un atto socialmente più accettabile. Il soggetto viene rinforzato socialmente e materialmente ogni volta che trattiene oppure ri-orienta la compulsione. Tale pratica si chiama PR (Prevenzione del Rituale).