Eutimil

Eutimil 2016-11-13T17:30:18+00:00

Principio attivo: PAROXETINA CLORIDRATO

Gruppo terapeutico: ANTIDEPRESSIVI

Tipo prodotto: FARMACO ETICO Regime S.S.N. CONCEDIB.ESENTE

Classe A Tipo Ricetta RR – RIPETIBILE

Forma Farm. COMPRESSE RIVESTITE Contenitore BLISTER

Validità: 36 MESI Data Commerc. 20/03/2003

Prezzo 17,15 Euro A.T.C. N06AB05

Glutine – Il prodotto non contiene glutine

Produttore: VALDA LAB.FARMACEUTICO SpA

Concessionario: GLAXOSMITHKLINE SpA

Nota CUF: nota cuf non prevista

MECCANISMO D’AZIONE

ANTIDEPRESSIVI

INDICAZIONI

Trattamento di: Episodio di depressione maggiore; Disturbo ossessivo compulsivo; Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia; Disturbo d’ansia sociale/fobia sociale; Disturbo d’ansia generalizzata; Disturbo da stress post-traumatico.

CONTROINDICAZIONI

Ipersensibilita’ nota alla paroxetina o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

La paroxetina e’ controindicata in associazione con farmaci inibi tori delle monoamino-ossidasi (MAOinibitori).

Il trattamento con parox etina puo’ essere iniziato: due settimane dopo l’interruzione del trat tamento con un MAO-inibitore non reversibile o almeno 24 ore dopo l’in terruzione del trattamento con un MAO-inibitore reversibile (per esemp io moclobemide).

L’inizio della terapia con qualsiasi MAO-inibitore deve avvenire ad almeno una settimana di distanza dall’interruzione del trattamento con paroxetina.

La paroxetina non deve essere usata in associazione a tioridazina poiche’, come con altri farmaci inibitori dell’enzima epatico CYP450 2D6, la paroxetina puo’ elevare i livelli plasmatici della tioridazina. La somministrazione di tioridazina da sola puo’ indurre prolungamento dell’intervallo QTc associato a gravi aritmie ventricolari quali torsioni di punta e morte improvvisa.

Gravidanza.

Alcuni studi epidemiologici hanno indicato un lieve aumento nel rischio di malformazioni cardiovascolari

[ad esempio difetti del setto ventricolare (nella maggior parte) e atriale] associati all’assunzione di paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza.

Il meccanismo e’ sconosciuto. I dati indicano che il rischio di partorire un neonato conun difetto cardiovascolare a seguito dell’esposizione materna alla paroxetina sia inferiore a 2/100 a fronte del rischio pari a circa 1/100 atteso per tali difetti nella popolazione generale.

I dati disponibili non indicano un aumento del rischio complessivo di malformazioni congenite.

La paroxetina deve essere somministrata in gravidanza solo quando strettamente indicato. Il medico, all’atto della prescrizione, dovra’ valutare l’opzione di trattamenti alternativi in donne in gravidanza o che stanno pianificando una gravidanza.

L’interruzione brusca durante la gravidanza deve essere evitata. I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l’uso materno di paroxetina continua negli stadi piu’ avanzati della gravidanza, in particolare nel terzo trimestre.

I sintomi seguenti si possono presentare nei neonati in seguito all’uso materno di paroxetina negli stadi piu’ avanzati della gravidanza:

stress respiratorio, cianosi, apnea, convulsioni, temperatura instabile, difficolta’ nell’alimentazione, vomito, ipoglicemia, ipertonia, ipotonia, iperreflessia, tremore, nervosismo, irritabilita’, letargia, pianto costante, sonnolenza e difficolta’ nell’addormentamento.

Tale sintomatologia potrebbe essere dovuta o agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicanze iniziano immediatamente al momento del parto o subito dopo (meno di 24 ore). Studi negli animali hanno mostrato tossicita’ riproduttiva, ma non hanno indicato effetti dannosi diretti rispetto alla gravidanza, sviluppo embrio-fetale, parto o sviluppo postatale.

Allattamento.

Piccole quantita’ di paroxetina sono escrete nel latte materno. In studi pubblicati, le concentrazioni sieriche in neonati allattati al seno erano non rilevabili (<2 ng/ml) o molto basse (<4 ng/ml). In questi neonati non e’ stato osservato alcun segno degli effetti del farmaco. Tuttavia la paroxetina non deve essere usata durante l’allattamento a meno che i benefici attesi per la madre giustifichino i potenziali rischi per il neonato.

EFFETTI INDESIDERATI

Alcune delle reazioni avverse al farmaco sotto riportate possono diminuire in intensita’ e frequenza con la continuazione del trattamento e non comportano generalmente interruzione della terapia. Le reazioni avverse sono elencate di seguito per organo, apparato/sistema e per frequenza.

Le frequenze sono definite come:

molto comuni (>1/10), comuni (>1/100, <1/10),

non comuni (>1/1000, <1/100),

rare (>1/10000, <1/1000),

molto rare (<1/10000), incluse segnalazioni isolate.

Alterazioni del sangue e del sistema linfatico.

Non comuni: disturbi emorragici, in particolare a carico della cute e delle mucose (per lo piu’ ecchimosi).

Molto rari: trombocitopenia. Alterazioni del sistema immunitario. Reazioni allergiche (incluse orticaria ed angioedema).

Alterazioni del sistema endocrino.

Molto rari: sindrome da inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH).

Alterazioni del metabolismo e della nutrizione.

Comuni: diminuzione dell’appetito.

Rari: iponatremia. L’iponatremia e’ stata soprattutto riportata in pazienti anziani ed e’ talvolta dovuta alla sindrome di inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH).

Disturbi psichiatrici.

Comuni: sonnolenza, insonnia.

Non comuni: confusione, allucinazioni.

Rari: reazioni maniacali, agitazione, ansia, depersonalizzazione, attacchi di panico, irrequietezza psicomotoria/acatisia. Tali sintomi possono essere dovuti alla patologia di base.

Alterazioni del sistema nervoso.

Comuni: vertigini, tremori.

Non comuni: disturbi extrapiramidali.

Rari: convulsioni.

Molto rari: sindrome serotoninergica (i sintomi possono includere agitazione, confusione, diaforesi, allucinazioni, iperreflessia, mioclono, brividi, tachicardia e tremore). Sono stati riportati casi di disturbi extrapiramidali, inclusa distonia oro-facciale, a volte in pazienti gia’ affetti da disturbi del movimento o in pazienti in trattamento con neurolettici.

Disturbi oculari.

Comuni: visione offuscata.

Molto rari: glaucoma acuto.

Alterazioni cardiache.

Non comuni: tachicardia sinusale.

Rari: bradicardia.

Alterazioni del sistema vascolare.

Non comuni: aumento o calo transitorio della pressione arteriosa. Sono stati riportati aumenti o cali transitori della pressione arteriosa in seguito a trattamento con paroxetina, di solito in pazienti con preesistente ipertensione o ansia.

Alterazioni dell’apparato respiratorio, del torace e del mediastino.

Comuni: sbadiglio.

Alterazioni dell’apparato gastrointestinale.

Molto comuni: nausea.

Comuni: stipsi, diarrea, secchezza delle fauci.

Molto rari: emorragie gastrointestinali. Alterazioni del sistema epato-biliare.

Rari: incremento degli enzimi epatici.

Molto rari: eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata ad ittero e/o insufficienza epatica). Sono stati riportati incrementi degli enzimi epatici. Nel periodo successivo all’immissione in commercio sono stati anche riferiti, molto raramente, eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata a ittero e/o insufficienza epatica). Si deve prendere in considerazione la sospensione del trattamento nel caso di prolungato incremento dei valori dei test di funzionalita’ epatica.

Alterazioni della cute e del tessuto sottocutaneo.

Comuni: sudorazione.

Non comuni: rash cutaneo, prurito.

Molto rari: reazioni difotosensibilita’.

Alterazioni renali e delle vie urinarie.

Non comuni: ritenzione urinaria.

Disordini del sistema riproduttivo e della mammella.

Molto comuni: disfunzioni sessuali.

Rari: iperprolattinemia/galattorrea.

Molto rari: priapismo.

Alterazioni dell’apparato muscoloscheletrico.

Rari: artralgia, mialgia. Disordini generali e alterazioni del sito di somministrazione.

Comuni: astenia, aumento del peso corporeo.

Molto rari: edema periferico.

SINTOMI DA SOSPENSIONE OSSERVATI IN SEGUITO AD INTERRUZIONE DEL TRATTAMENTO CON PAROXETINA.

Comuni: vertigini, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, ansia, cefalea.

Non comuni: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilita’ emotiva, disturbi della visione, palpitazioni, diarrea, irritabilita’. L’interruzione del trattamento con paroxetina (soprattutto se brusca) porta in genere a sintomi da sospensione. Sono stati riportati vertigini, disturbi del sensorio (comprese parestesia e sensazione di scossa elettrica), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilita’ emozionale, irritabilita’ e disturbi visivi. Generalmente tali eventi sono da lievi a moderati ed auto-limitanti, tuttavia in alcuni pazienti possono essere gravi e/o prolungati. Si consiglia pertanto che, se non e’ piu’ richiesto il trattamento con paroxetina, vi sia una graduale interruzione, condotta tramite un decremento graduale della dose.

Durante studi clinici a breve termine (fino a 10-12 settimane) in bambini ed adolescenti sono stati riportati i seguenti eventi avversi, nei pazienti trattati con paroxetina con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e tali eventi si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo:

aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell’atteggiamento ostile.

Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L’incremento dell’atteggiamento ostile si e’presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di eta’ inferiore ai 12 anni.

Ulteriori eventi che sono stati osservati piu’ frequentemente nel gruppo trattato con paroxetina rispetto a quello trattato con placebo sono stati:

diminuzione dell’appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilita’ emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell’umore).

Negli studi dove e’ stato utilizzato il regime terapeutico con riduzioni graduali della dose, i sintomi riportati durante la fase di riduzione graduale o al momento della interruzione del trattamento con paroxetina, osservati con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e che si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo, sono stati:

labilita’ emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell’umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, vertigini, nausea e dolore addominale.

INTERAZIONI

Come con altri SSRI, la somministrazione contemporanea con farmaci serotoninergici (compresi MAOinibitori, L-triptofano, triptani, tramadolo, linezolide, SSRI, litio e preparazioni a base di erba di san Giovanni – Hypericum perforatum) puo’ portare alla insorgenza di effetti associati alla serotonina (sindrome serotoninergica.

Si deve consigliare cautela ed e’ richiesto un piu’ attento controllo clinico quando tali farmaci sono somministrati in concomitanza con paroxetina.

Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere influenzati dalla induzione o dalla inibizione degli enzimi che metabolizzano i farmaci.

Qualora la paroxetina sia somministrata in concomitanza con un farmaco noto per essere inibitore del metabolismo enzimatico, deve essere preso in considerazione l’uso delle dosi piu’ basse del’intervallo posologico.

In caso di somministrazione in concomitanza con farmaci noti quali induttori del metabolismo enzimatico (ad esempio carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale, fenitoina), non e’ richiesto alcun aggiustamento della dose iniziale.

Qualsiasi successiva modifica della posologia deve essere basata sulla risposta clinica (tollerabilita’ ed efficacia).

La somministrazione giornaliera di paroxetina aumenta in modo significativo i livelli plasmatici di prociclidina.

Se si osservano effetti anticolinergici, la dose di prociclidina deve essere ridotta.

Carbamazepina, fenitoina, sodio valproato. La somministrazione concomitante non sembra mostrare alcun effetto sul profilo farmacocinetico e farmacodinamico nei pazienti epilettici. Come altri antidepressivi, inclusi altri SSRI, la paroxetina inibisce l’enzima CYP2D6 del citocromo epatico P450. L’inibizione del CYP2D6 puo’ portare all’aumento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci in cosomministrazione, metabolizzati da questo enzima. Sono compresi tra questi farmaci alcuni antidepressivi triciclici (ad esempio clomipramina, nortriptilina e desipramina), neurolettici fenotiazinici (ad esempio perfenazina e tioridazina,risperidone, alcuni antiaritmici di Tipo 1 C (ad esempio propafenone e flecainide) e metoprololo.

Non e’ raccomandato l’uso di paroxetina in associazione con metoprololo, somministrato nella insufficienza cardiaca, a causa del ridotto indice terapeutico del metoprololo in questa indicazione.

Come con altri farmaci psicotropi, i pazienti devono essre avvertiti di evitare l’uso di alcool in corso di trattamento con paroxetina.

Puo’ presentarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e anticoagulanti orali. L’uso concomitante di paroxetina ed anticoagulanti orali puo’ portare ad una aumento della attivita’ anticoagulante ed al rischio di emorragie. Pertanto la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali.

Puo’ verificarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico. L’uso concomitante di paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico puo’ portare ad un aumento del rischio di emorragie.

Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza ad anticoagulanti orali, farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazina, granparte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie.

POSOLOGIA E MODALITA’ D’ASSUNZIONE

Si raccomanda di somministrare la paroxetina una volta al giorno, al mattino con del cibo. Le compresse devono essere deglutite piuttosto che masticate. La sospensione orale viene fornita con un bicchierino dosatore, per l’assunzione della dose prescritta (5 ml di sospensione cotengono 10 mg di paroxetina).

EPISODI DI DEPRESSIONE MAGGIORE

La doseraccomandata e’ di 20 mg, una volta al giorno. In generale, il miglioramento nei pazienti inizia dopo una settimana, ma puo’ divenire evidente solo dalla seconda settimana di terapia. Come per tutti i farmaci antidepressivi, il dosaggio deve essere rivisto e aggiustato se necessario entro le prime tre – quattro settimane dall’inizio della terapia ed in seguito come ritenuto clinicamente appropriato. In alcuni pazienti, che hanno una risposta insufficiente alla dose di 20 mg, la dose puo’ essere aumentata gradualmente fino ad un massimo di 50 mg al giorno, con aumenti graduali di 10 mg, in base alla risposta del paziente.

I pazienti con depressione devono essere trattati per un periodo sufficiente di almeno sei mesi per assicurarsi che siano liberi da sintomi.

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

La dose raccomandata e’ di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 20 mg al giorno e la dose puo’ essere aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg sino alla dose raccomandata. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale del dosaggio fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo ossessivo compulsivo devono essere trattati per un periodo sufficiente per assicurarsi che siano liberi da sintomi. Tale periodo puo’ essere di diversi mesi o anche piu’ lungo.

DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO

La dose raccomandata e’ di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 10 mg al giorno e la dose aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg alla dose raccomandata, in base alla risposta del paziente. Un basso dosaggio inizialee’ raccomandato per ridurre al minimo il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico, come si e’ osservato generalmente nel trattamento iniziale di questo disturbo. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo da attacchi di panico devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare che siano liberi da sintomi. Tale periodo puo’ essere di diversi mesi o anche piu’ lungo.

DISTURBO D’ANSIA SOCIALE/FOBIA SOCIALE

La dose raccomandata e’ di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L’uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente.

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATA

La dose raccomandata e’ di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L’uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente.

DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO

La dose raccomandata e’ di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall’aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno.

L’uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente.