Daparox

Daparox 2016-11-13T17:30:18+00:00

1) COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA

Ogni compressa rivestita con film contiene paroxetina mesilato equivalente a 20 mg di paroxetina base.

2) FORMA FARMACEUTICA

Compressa rivestita con film.

Compresse rotonde di colore giallo, rivestite con film, recanti su un lato a rilievo il codice “POT 20” e con linea di divisione su entrambi i lati.

3) INFORMAZIONI CLINICHE

Indicazioni terapeutiche

Episodi depressivi maggiori(da moderati a gravi secondo l’ICD 10).

Disturbi ossessivo-compulsivi.

Disturbi da attacchi di panico con o senza agorafobia.

Fobia sociale.

Posologia e modo di somministrazione

Depressione: la dose iniziale consigliata è di 20 mg al giorno. In caso di necessità, il dosaggio può essere aumentato gradualmente con incrementi di 10 mg ad intervalli di almeno due settimane fino ad un massimo di 50 mg/die in base alla risposta del paziente.

Disturbi ossessivo-compulsivi: la dose consigliata è di 40 mg al giorno partendo da una dose iniziale di 20 mg/die. In caso di necessità, il dosaggio può essere aumentato gradualmente con incrementi di 10 mg ad intervalli di almeno due settimane, fino ad un massimo di 60 mg al giorno in base alla risposta del paziente.

Disturbi da attacchi di panico: la dose consigliata è di 40 mg al giorno partendo da una dose iniziale di 10 mg/die. In caso di necessità, il dosaggio può essere aumentato gradualmente con incrementi di 10 mg ad intervalli di almeno due settimane, fino ad un massimo di 60 mg al giorno in base alla risposta del paziente.

Per ridurre al minimo il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico durante il trattamento iniziale di questo disturbo è raccomandato un basso dosaggio iniziale.

Fobia sociale: la dose consigliata è di 20 mg al giorno. In caso di necessità, il dosaggio può essere aumentato gradualmente con incrementi di 10 mg ad intervalli di almeno due settimane fino ad un massimo di 50 mg al giorno in base alla risposta del paziente.

La paroxetina dovrebbe essere assunta in un’unica dose al mattino a colazione. Le compresse dovrebbero essere deglutite con un liquido piuttosto che masticate.

Anziani: la dose iniziale consigliata per gli anziani è la stessa che per gli adulti. In caso di necessità, il dosaggio può essere aumentato gradualmente con incrementi di 10 mg ad intervalli di almeno due settimane fino ad un massimo di 40 mg al giorno.

Bambini ed adolescenti: l’uso della paroxetina in bambini ed adolescenti di età inferiore a 18 anni non è consigliato poiché non sono state ancora stabilite la sicurezza e l’efficacia.

Pazienti con insufficienza renale o epatica: nei soggetti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina <30 ml/min) oppure con insufficienza epatica grave, è possibile che si verifichi un aumento delle concentrazioni plasmatiche. Pertanto, per ciascuna indicazione devono essere usati dosaggi inferiori a quelli raccomandati.

Durata del trattamento:

I pazienti devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare la remissione dei sintomi; tale periodo può essere di diversi mesi per la depressione e può anche protrarsi più a lungo per i disturbi ossessivo-compulsivi e per i disturbi da attacchi di panico. Il trattamento deve continuare per almeno 3 mesi (generalmente 6 mesi) dopo che è stata ottenuta la risposta clinica.

Fobie sociali:

In questa indicazione, gli studi clinici vs placebo hanno dimostrato l’efficacia della paroxetina con un trattamento di 3 mesi. Non è stata dimostrata l’efficacia a lungo termine.

In caso di interruzione del trattamento, si raccomanda di ridurre gradualmente le dosi per evitare reazioni da sospensione del trattamento (si vedano i Punti 4.4 e 4.8).

Controindicazioni

Ipersensibilità verso la paroxetina od i suoi eccipienti.

Somministrazione concomitante di paroxetina in pazienti che ricevono inibitori non selettivi irreversibili delle monoaminossidasi (MAO). In caso di passaggio dalla terapia con un inibitore delle MAO alla terapia con paroxetina o viceversa, è necessario un periodo diwash-out di almeno 2 settimane.

Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso –

È controindicato l’uso concomitante di paroxetina e di inibitori delle MAO non selettivi irreversibili. Questa associazione può indurre reazioni gravi e a volte fatali (sindrome serotoninergica).

La paroxetina non deve essere somministrata prima di 2 settimane dopo la sospensione del trattamento con gli inibitori delle MAO non selettivi irreversibili. Successivamente, il trattamento con paroxetina deve essere iniziato con particolare cautela ed il dosaggio deve essere aumentato gradualmente fino al raggiungimento della risposta ottimale.

Il trattamento con gli inibitori delle MAO non selettivi irreversibili non deve essere iniziato prima che siano trascorse almeno 2 settimane dopo la sospensione del trattamento con paroxetina.

Somministrare gli inibitori delle MAO A-selettivi in concomitanza con paroxetina soltanto in caso di assoluta necessità. Particolari precauzioni sono necessarie in caso di somministrazione contemporanea di questi due farmaci (ad esempio, stretto monitoraggio dei pazienti, ospedalizzazione durante l’inizio della terapia in associazione ed inizio del trattamento alle dosi minime raccomandate).

In relazione agli inibitori delle MAO B-selettivi (selegilina), il rischio di una sindrome serotoninergica alle dosi raccomandate di paroxetina e selegilina è più basso rispetto al rischio che potrebbe insorgere con gli inibitori delle MAO non selettivi e A-selettivi. Tuttavia, la somministrazione concomitante di selegilina e di paroxetina deve essere riservata ai casi di assoluta necessità e si rivela assolutamente necessario adottare una particolare cautela.

La paroxetina non deve essere usata in associazione con i precursori della serotonina (L-triptofano, ossitriptano) a causa del rischio di sindrome serotoninergica.

Nel trattamento della depressione, è possibile che insorga il rischio di suicidio, in particolare nella fase iniziale del trattamento a causa dell’intervallo tra l’inizio del trattamento ed il miglioramento clinico: come con tutti gli antidepressivi, l’effetto terapeutico completo può non manifestarsi prima di 3-4 settimane. Pertanto, all’inizio del trattamento è necessario tenere i pazienti sotto stretta sorveglianza. La prescrizione di paroxetina dovrebbe essere fatta per la quantità minima necessaria, al fine di ridurre il rischio di sovradosaggio.

Reazioni da sospensione del farmaco sono state riferite in associazione con gli inibitori selettivi delre-uptake della serotonina (SSRI). I sintomi includono senso di stordimento, disturbi sensoriali (ad esempio, parestesia), turbe del sonno, cefalea, nausea, ansia e sudorazione. Evitare la sospensione brusca del trattamento.

In alcuni pazienti è stata osservata una sindrome serotoninergica che può rivelarsi potenzialmente letale. In tal caso, interrompere il trattamento ed instaurare idonee misure di supporto.

Come con altri antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti con storia di mania. Sono stati riferiti psicosi e viraggi del tono dell’umore verso una fase maniacale. In tal caso, può essere necessaria la sospensione del trattamento.

La paroxetina deve essere somministrata con cautela ai pazienti con epilessia, precedenti epilettici o anamnesi di convulsioni. Il trattamento con paroxetina deve essere sospeso in caso di insorgenza di epilessia o di sviluppo di convulsioni.

In caso di funzionalità renale o epatica gravemente compromesse, utilizzare un dosaggio inferiore a quello raccomandato. Considerare la sospensione del trattamento con paroxetina in caso di protratto innalzamento dei parametri della funzionalità epatica.

Adottare cautela nel trattamento di pazienti con patologia cardiovascolare.

Raramente è stata riferita iponatremia, in prevalenza negli anziani e si è risolta generalmente con l’interruzione del trattamento.

In rari casi, la paroxetina causa midriasi e deve essere quindi usata con particolare cautela nei pazienti con glaucoma ad angolo stretto.

Sul trattamento concomitante di paroxetina e diECT (terapia elettroconvulsivante), sono disponibili soltanto esperienze limitate.

Si sospetta che gli SSRI possano aumentare la tendenza al sanguinamento a seguito dell’inibizione del re-uptake della serotonina nelle piastrine. Adottare una particolare cautela nei pazienti con manifestazioni precoci di sanguinamento e durante il trattamento concomitante con farmaci che aumentano il rischio di sanguinamento, ad esempio anticoagulanti e farmaci che influiscono sulla funzionalità piastrinica

[ad esempio, Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS), acido acetilsalicilico, ticlopidina, dipiridamolo] a causa della possibilità di interazione.

La paroxetina non deve essere somministrata in associazione con gli antidepressivi triciclici o con altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale (SNC), se non in caso di assoluta necessità.

La paroxetina deve essere somministrata con cautela nei pazienti in terapia con neurolettici poiché è stata già riferita l’insorgenza di sintomi tipici della sindrome maligna da neurolettici.

Non vi sono prove che la paroxetina potenzi gli effetti dell’alcool. Tuttavia, come con altri farmaci che agiscono sul SNC, il consumo di alcool deve essere evitato.

Gli effetti indesiderati possono essere più comuni durante l’uso concomitante della paroxetina e di alcuni preparati a base di erbe contenenti l’erba di S. Giovanni (Hypericum perforatum). Quindi, la paroxetina non deve essere assunta in associazione con i preparati a base di erba di S. Giovanni.

L’uso della paroxetina non è consigliato nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni, poiché la sua efficacia e la sua sicurezza non sono state ancora sufficientemente studiate.

Generalmente, tutti i farmaci attivi sul SNC devono essere usati con particolare cautela nei pazienti con storia nota di abuso di farmaci poiché è impossibile prevederne il comportamento individuale relativo all’assunzione di farmaci.

Interazioni

Associazioni controindicate:

L’associazione con gli inibitori delle MAO non selettivi è controindicata; tra l’interruzione del trattamento con gli inibitori non selettivi delle monoaminossidasi (MAO) e l’inizio del trattamento con paroxetina, e viceversa, è necessario un periodo diwash-out di almeno 2 settimane.

Associazioni non consigliate:

Evitare la concomitante somministrazione con gli inibitori delle MAO A- o B-selettivi se non in caso di assoluta necessità. Se l’associazione si rende comunque necessaria, potenziare il monitoraggio clinico.

L’associazione con destrometorfano deve essere evitata a causa del rischio di una sindrome serotoninergica poiché il destrometorfano inibisce debolmente l’uptake della serotonina. Inoltre, la paroxetina ed il destrometorfano vengono entrambi metabolizzati attraverso il citocromo P450 (CYP) 2D6 ed è quindi possibile un’inibizione competitiva reciproca del loro metabolismo.

Altre associazioni:

È possibile un’interazione farmacodinamica tra la paroxetina e gli anticoagulanti orali. L’uso concomitante della paroxetina e degli anticoagulanti orali potrebbe aumentare l’attività anticoagulante ed il rischio di emorragia. Di conseguenza, la paroxetina deve essere somministrata con estrema cautela a quei pazienti in trattamento con anticoagulanti. Il livello diINR (risultato del test di protrombina registrato secondo l’INR – Rapporto Normalizzato Internazionale) deve essere controllato con maggiore frequenza e, se necessario, il dosaggio degli anticoagulanti orali deve essere aggiustato.

La paroxetina inibisce l’isoenzima CYP2D6 e può quindi inibire il metabolismo dei farmaci metabolizzati da questo enzima, ad esempio alcuni antidepressivi triciclici (clomipramina, desipramina, nortriptilina, imipramina, amitriptilina), i neurolettici del tipo delle fenotiazine (ad esempio, perfenazina e tioridazina), gli antiaritmici di tipo 1C (ad esempio, flecainide, encainide e propafenone) e altri SSRI (fluoxetina).

Adottare particolare cautela in caso di somministrazione concomitante di questi farmaci e di paroxetina.

Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere modificati dall’inibizione oppure dall’induzione degli enzimi che metabolizzano il farmaco.

La somministrazione concomitante di cimetidina e di paroxetina potrebbe aumentare le concentrazioni plasmatiche di paroxetina attraverso le inibizioni del metabolismo della paroxetina mediato da CYP a opera della cimetidina. Si possono rendere necessarie dosi più basse di paroxetina.

La somministrazione concomitante di prociclidina e di paroxetina può aumentare la concentrazione plasmatica della prociclidina; se si verificano effetti anticolinergici, ridurre il dosaggio della prociclidina.

Come con altriSSRI, la somministrazione concomitante di paroxetina e di sostanze serotoninergiche (ad esempio, inibitori delle MAO, L-triptofano) può causare una sindrome serotoninergica. I sintomi possono essere irrequietezza, confusione, sudorazione, allucinazioni, iper reflessia, mioclono, brividi di freddo, tachicardia, tremore, nausea e diarrea.

La somministrazione concomitante di triptani (almotriptan, frovatriptan, naratriptan, rizatriptan, sumatriptan, zolmitriptan) aumenta il rischio di ipertensione e di vasocostrizione delle coronarie, per sommazione dei loro effetti serotoninergici.

Il rischio della somministrazione della paroxetina in associazione con altre sostanze attive sul SNC non è stato valutato sistematicamente. In caso di somministrazione concomitante, è quindi necessario prestare una particolare attenzione.

Adottare altresì cautela durante la somministrazione concomitante di paroxetina e di litio a causa del rischio di insorgenza di una lieve sindrome serotoninergica.

Per l’associazione con i Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei e con l’acido acetilsalicilico.

Gli effetti indesiderati possono essere più comuni in caso di uso concomitante di paroxetina e di preparati contenenti l’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum).

Gravidanza e allattamento

Non sono disponibili dati esaurienti sull’uso della paroxetina in gravidanza. Gli studi sugli animali hanno dimostrato una tossicità a livello riproduttivo (si veda il Punto 5.3). Il potenziale rischio per l’uomo non è noto. La paroxetina non deve essere utilizzata durante la gravidanza se non nei casi di assoluta necessità.

La paroxetina passa nel latte materno in piccolissime quantità. Le concentrazioni plasmatiche nei lattanti la cui madre aveva assunto dosi di 10-50 mg al giorno di paroxetina si sono rivelate inferiori al limite di rilevazione (< 2 ng/ml) nella maggior parte dei casi e inferiori al limite di dosabilità (< 4 ng/ml) nel resto dei soggetti. In questi bambini non sono stati osservati effetti della sostanza. Tuttavia, la paroxetina non deve essere somministrata durante l’allattamento se non nei casi in cui il beneficio superi il possibile rischio per il bambino.

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchine

L’esperienza clinica con la paroxetina non ha mostrato alcun effetto negativo sulle funzioni cognitive e psicometriche. Tuttavia, i pazienti devono essere informati sulla necessità di adottare particolare cautela durante la guida di veicoli o l’uso di macchinari.

Effetti indesiderati

COMUNI

(>1/100)

NON COMUNI

(>1/1000, <1/100)

RARI

(<1/1000)

MOLTO RARI

(<1/10.000),

incluse singole segnalazioni

Disturbi ematologici

Trombocitopenia

Sanguinamento anomalo (soprattutto ecchimosi e porpora)

Disturbi del sistema nervoso

Insonnia

Agitazione/irrequietezza

Senso di stordimento

Parestesia

Sonnolenza

Tremore

Astenia

Disfunzioni sessuali, incluse disfunzione dell’eiaculazione, calo della libido, impotenza ed anorgasmia

Secchezza delle fauci

Tendenza alla sudorazione

Cefalea

Vertigine

Sindrome maligna da neurolettici

Iperprolattinemia/sintomi galattorrea-simili

Ipertonia

Sintomi extrapiramidali

Confusione

Convulsioni

Disturbi oftalmici

Midriasi

Glaucoma acuto

Disturbi dell’udito

Tinnito

Disturbi cardiovascolari

Palpitazioni

Ipotensione posturale

Vasodilatazione

Tachicardia sinusale

Disturbi respiratori

Fibrosi polmonare

Disturbi gastrointestinali

Nausea

Vomito

Diarrea

Dispepsia

Stipsi

Diminuzione dell’appetito

Flatulenza

Disturbi epatici

Elevazione transitoria degli enzimi epatici

Eventi epatici (ad esempio, epatite, talvolta associata ad ittero e/o insufficienzaepatica).

Disturbi della cute e del tessuto sottocutaneo

Prurito,rash e reazioni allergiche

Orticaria

Fotosensibilità

Eritema nodoso

Edema di Quincke

Disturbi renali ed urinari

Ritenzione urinaria

Edema (periferico e facciale)

Iponatremia

Disturbi generali

Incremento ponderale

Nonostante la possibilità di reazioni da sospensione del farmaco al momento dell’interruzione del trattamento, i riscontri preclinici e clinici disponibili non indicano che gli SSRI causino dipendenza.

I sintomi riferiti attribuibili alle reazioni da sospensione sono: senso di stordimento, disturbi sensoriali (ad esempio, parestesia), turbe del sonno, cefalea, nausea, ansia e sudorazione. Le reazioni da sospensione sono in gran parte lievi e auto-limitanti e possono durare una o due settimane. In caso di sospensione del trattamento, la dose dovrebbe essere ridotta gradualmente.

Come indicato nella tabella sopra riportata, sono stati riferiti casi eccezionali di aumento degli enzimi epatici e di epatite acuta, raramente grave. In caso di rilevazione di parametri anomali della funzionalità epatica, sospendere il trattamento.

Sovradosaggio

I sintomi di sovradosaggio comprendono nausea, vomito, tremore, pupille dilatate, secchezza delle fauci e irritabilità. Non sono stati riferiti casi di coma o di convulsioni a seguito di un sovradosaggio con paroxetina somministrata da sola.

Poiché non si conosce alcun antidoto specifico per la paroxetina, è indicato il trattamento sintomatico.

Lo svuotamento gastrico dopo ingestione orale può essere ottenuto con somministrazioni ripetute di carbone attivo 20-30 g ogni 4-6 ore a seguito di sovradosaggio. Il trattamento si basa sulle misure generali sintomatiche e di supporto, tra cui il garantire la pervietà delle vie aeree, il monitoraggio della funzionalità neurologica e cardiaca e dei segni vitali fino al ripristino dei normali valori.

Sono stati riferiti casi di sovradosaggio fino a 2000 mg di paroxetina (da sola od in associazione con altre sostanze). Sono stati riferiti sintomi come sedazione, sudorazione, edema facciale e nausea. Generalmente, la guarigione avviene senza particolari problemi. In rarissimi casi, è stato riferito un esito fatale e, in generale, la paroxetina era stata assunta insieme ad altri farmaci.

4) PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE

Proprietà farmacodinamiche

Classificazione ATC: N06A B05.

Inibitore delre-uptake della serotonina (antidepressivo).

Si ritiene che l’azione antidepressiva della paroxetina sia connessa con il potenziamento dell’attività serotoninergica nel sistema nervoso centrale, risultante dall’inibizione della ricaptazione neuronale della serotonina (5-HT).

Anche gli studiin vitro sugli animali suggeriscono che la paroxetina è un inibitore potente ed altamente selettivo della ricaptazione neuronale della serotonina e che produce effetti solo molto deboli sulla ricaptazione neuronale della noradrenalina e della dopamina.

Proprietà farmacocinetiche

La paroxetina è assorbita quasi completamente dal tratto gastrointestinale e solo l’1% del farmaco viene escreto immodificato nelle feci. Tuttavia, la biodisponibilità assoluta della paroxetina è ridotta notevolmente dal metabolismo epatico di primo passaggio. L’effetto di primo passaggio diminuisce con l’aumento della dose, indicando una saturazione del metabolismo di primo passaggio. L’assorbimento non è modificato dall’assunzione di cibo, di latte o di antiacidi. Il tempo per il raggiungimento del picco di concentrazione plasmatica (tmax) varia da 2 ad 8 ore, con una media di circa 6 ore.

Le concentrazioni della paroxetina allosteady state sono raggiunte entro 1-2 settimane dopo l’inizio della terapia. Dopo il raggiungimento dellosteady state, non si evidenzia ulteriore accumulo del farmaco.

La paroxetina si distribuisce in tutto l’organismo, compreso il SNC e solo l’1% resta nel plasma dopo l’equilibrio di distribuzione. Circa il 95% della paroxetina è legato alle proteine plasmatiche.

La paroxetina viene largamente metabolizzata dopo somministrazione orale. La paroxetina viene metabolizzata in massima parte dall’enzima polimorfo CYP 2D6 e risulta un potente inibitore di questo enzima. I principali metaboliti sono prodotti polari e coniugati di reazioni di ossidazione e di metilazione e vengono rapidamente eliminati. I metaboliti sono inattivi e vengono escreti principalmente per via renale (fino al 64%).

L’emivita di eliminazione (t1/2) della paroxetina dopo una singola dose di 20 mg è di circa 16-21 ore, sebbene in letteratura sia stato riferito unrange più ampio, oscillante da 3-65 ore.

Nei soggetti anziani, sono stati osservati livelli plasmatici di paroxetina 2-3 volte più elevati rispetto a quelli dei soggetti adulti. Negli anziani, l’eliminazione potrebbe essere più lenta.

In soggetti con insufficienza renale ed epatica si è constatato un aumento delle concentrazioni plasmatiche. Nell’insufficienza renale grave (clearance della creatinina < 30 ml/min), l’AUC e la Cmax medie sono aumentate di circa 3,5 e 2,3 volte a seguito di dosi singole di paroxetina. I pazienti con insufficienza renale moderata (clearance della creatinina di 30-60 ml/min) hanno presentato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di ben 2 volte. L’emivita di eliminazione si è mostrata significativamente prolungata nei soggetti con insufficienza renale grave(30 vs. 17 ore verso i controlli).

Nei pazienti con cirrosi alcoolica, dopo una somministrazione di 14 giorni, è stato osservato un aumento di 2 volte della AUC normalizzata per la dose e nelle concentrazioni residue.

Dati preclinici di sicurezza

Gli studi convenzionali di genotossicità e di cancerogenicità non hanno rivelato rischi particolari per l’uomo.

Negli studi di tossicità ripetuta sul ratto, è stata osservata fosfolipidosi in diversi organi; tuttavia tale alterazione non è stata osservata nei primati.

L’accumulo di fosfolipidi negli animali sperimentali è stato osservato dopo somministrazione di diverse ammine lipofile. La rilevanza per l’uomo non è nota.

Negli studi di tossicità riproduttiva, è stata osservata una riduzione della fertilità maschile e della sopravvivenza post-natale.

5) INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

Eccipienti

Nucleo:

Calcio fosfato dibasico anidro, sodio amido glicolato, magnesio stearato.

Rivestimento:

Ipromellosa, idrossipropilcellulosa, titanio diossido (E171), ferro ossido giallo (E172), ferro ossido rosso (E172).

Incompatibilità

Non pertinente.

Periodo di validità

3 anni.

Speciali precauzioni per la conservazione

Nessuna speciale precauzione per la conservazione.

Natura e contenuto della confezione

10, 14, 20, 28, 30, 50, 56, 60 o 100 compresse in:

blister di PVC/PE/PVDC/Al

blister di Al/Al

Istruzioni per l’uso e la manipolazione

Nessuna istruzione particolare.

Synthon BV – Microweg 22 – 6545 CM Nijmegen – Olanda

6) NUMERO DI AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

Blister di PVC/PE/PVDC/Al:

Scatola da 10 compresse AIC 035444013/M

Scatola da 14 compresse AIC 035444025/M

Scatola da 20 compresse AIC 035444114/M

Scatola da 28 compresse AIC 035444037/M

Scatola da 30 compresse AIC 035444049/M

Scatola da 50 compresse AIC 035444126/M

Scatola da 56 compresse AIC 035444138/M

Scatola da 60 compresse AIC 035444052/M

Scatola da 100 compresse AIC 035444140/M

Blister di Al/Al:

Scatola da 10 compresse AIC 035444064/M

Scatola da 14 compresse AIC 035444076/M

Scatola da 20 compresse AIC 035444153/M

Scatola da 28 compresse AIC 035444088/M

Scatola da 30 compresse AIC 035444090/M

Scatola da 50 compresse AIC 035444165/M

Scatola da 56 compresse AIC 035444177/M

Scatola da 60 compresse AIC 035444102/M

Scatola da 100 compresse AIC 035444189/M